Come si forma
L'essudato è il fluido prodotto da una lesione, e per capirne il ruolo conviene partire da come si forma. Quando un tessuto si danneggia, l'organismo attiva la risposta infiammatoria, cioè la reazione con cui difende la zona colpita e avvia la riparazione. In questa fase i piccoli vasi del letto di lesione si dilatano e le loro pareti diventano più permeabili: lasciano passare, dal sangue verso i tessuti, la parte liquida del plasma insieme a proteine, cellule e sostanze utili. Questo liquido che trasuda nel letto della lesione è l'essudato, ed è una conseguenza diretta del processo di guarigione, più che il segno di qualcosa andato storto.[1][2]
In quantità equilibrata svolge funzioni precise. Mantiene umido il letto della lesione, e questo conta perché le cellule che riparano il tessuto (quelle che ricostruiscono il fondo e quelle che ne ricoprono la superficie) migrano meglio su un ambiente umido che su una superficie secca.[3] Trasporta inoltre globuli bianchi e altre cellule di difesa, che contrastano i batteri e contribuiscono a ripulire la lesione, e contiene enzimi capaci di sciogliere lentamente il tessuto morto, favorendone la rimozione naturale (autolisi). Veicola infine nutrienti e fattori coinvolti nella rigenerazione. Entro certi limiti, quindi, l'essudato sostiene la guarigione. Diventa un'informazione clinica da leggere quando la quantità o la qualità si discostano da ciò che è atteso.[1][2]
Come valutarlo
Valutarlo in modo sistematico significa osservare sempre gli stessi parametri: la quantità, il colore e l'aspetto, la consistenza e l'odore. La quantità si descrive in genere come scarsa, moderata o abbondante (Figura 1), e va letta nel contesto della lesione, della sede e del tempo trascorso dall'ultimo cambio, confrontandola con le medicazioni precedenti più che considerandola un dato isolato. L'odore va interpretato con prudenza: può dipendere dal tipo di medicazione, dal tempo di permanenza e dal tessuto presente, e non è di per sé prova di infezione. Rilevare questi parametri a ogni cambio, e non a impressione, è ciò che rende l'andamento confrontabile nel tempo.[1][4] Del principio di valutazione ripetibile parlerò negli articoli dedicati alla valutazione e alla documentazione della lesione.
Consistenza e aspetto
L'essudato cambia per consistenza e per aspetto, e queste differenze sono esse stesse un'informazione. La consistenza varia da fluida e acquosa a densa e viscosa, e dipende soprattutto dalla quantità di proteine e di materiale presenti nel fluido. Un essudato denso e appiccicoso si accompagna spesso a un contenuto proteico elevato, per esempio in presenza di infiammazione o infezione, oppure alla presenza di tessuto devitalizzato (slough) o di residui di alcune medicazioni. Un essudato molto fluido, al contrario, può avere un basso contenuto proteico, come può accadere in certe condizioni venose, cardiache o di malnutrizione, oppure, più raramente, non essere un vero essudato ma liquido che arriva da una fistola, cioè da un collegamento anomalo tra la lesione e, per esempio, le vie urinarie o un vaso linfatico.[1][5]
Quanto al colore e all'aspetto, la Figura 1 mostra le cinque tipologie descritte più comunemente. L'essudato sieroso è limpido, di colore giallo paglierino, ed è l'aspetto che ci si attende in una lesione che evolve in modo regolare. Il siero-ematico è rosato, una miscela di siero e sangue, mentre l'ematico è rosso per la presenza di sangue: entrambi possono essere legati a capillari fragili o a un piccolo trauma del letto di lesione. Il torbido è opaco, di aspetto lattiginoso, per la presenza di cellule e detriti; nella terminologia classica corrisponde all'essudato corpuscolato o siero-corpuscolato. Il purulento, infine, è denso, di colore giallo o verdastro, e si associa tipicamente a una componente infettiva; una tonalità verdastra, in particolare, può essere associata a un'infezione da Pseudomonas aeruginosa.[1][6]
Anche il colore ha un valore orientativo e va letto nel contesto. Nessuno di questi elementi, preso da solo, è diagnostico: consistenza, aspetto e colore vanno interpretati insieme agli altri segni della lesione e della persona, e un aspetto torbido o purulento è un'osservazione da condividere con il medico.[6]
Troppo o troppo poco
Un essudato in eccesso ha conseguenze cliniche concrete. A contatto prolungato con la cute perilesionale, l'umidità eccessiva ne impregna e ammorbidisce lo strato più superficiale, che si indebolisce, diventa biancastro e fragile e può andare incontro a macerazione, fino a rompersi e ad ampliare di fatto l'area di danno. Un letto troppo bagnato, inoltre, può rallentare la progressione e offrire ai batteri un ambiente favorevole, e mette in difficoltà la tenuta della medicazione, che si satura, perde adesione e richiede cambi più frequenti. Le cause di un essudato abbondante possono essere diverse (una carica batterica elevata, l'edema dell'arto, l'eziologia stessa della lesione) e meritano un approfondimento a parte. Qui basta dire che un essudato copioso e persistente invita a rivedere la valutazione, oltre che ad aumentare l'assorbenza.[1][4]
L'estremo opposto è altrettanto significativo. Con essudato scarso o assente il letto si asciuga, e senza umidità sufficiente le cellule faticano a migrare sulla superficie, che tende a seccarsi e a formare una crosta sotto la quale la riepitelizzazione procede più lentamente.[3] Anche questo dato va letto nel contesto: una lesione poco essudante può essere semplicemente in una fase avanzata di guarigione, oppure segnalare un problema di perfusione.
Più del valore in sé, merita attenzione il cambiamento. Un aumento rapido della quantità, un viraggio del colore, la comparsa di un odore nuovo o di un aspetto purulento sono variazioni che possono accompagnare un'alterazione dell'equilibrio del letto, compreso il passaggio verso l'infezione. I segni locali e sistemici di infezione andrebbero riconosciuti precocemente e, quando presenti, condivisi con il medico.[6] L'essudato concorre a un quadro, insieme agli altri parametri della lesione e della persona.
Che cosa cambia nella gestione
Sul piano della gestione, l'obiettivo è mantenere un equilibrio dell'umidità: un letto umido ma non macerato, con la cute perilesionale protetta, evitando sia di asciugare sia di inumidire a prescindere.[1][2] La scelta concreta della medicazione in base al livello di essudato segue criteri che tratterò in un articolo dedicato; qui il punto è a monte: capire che cosa l'essudato sta indicando prima di decidere come gestirlo.
in sintesi
1 | Valutare l'essudato e registrarlo con gli stessi parametri a ogni cambio di medicazione. |
2 | È il suo andamento nel tempo, più del singolo rilievo, a dire se la lesione sta andando nella direzione giusta. |
glossario
Autolisi
Processo naturale con cui gli enzimi presenti nell'essudato sciolgono gradualmente il tessuto devitalizzato, favorendone la rimozione dal letto della lesione.
Moist wound healing
Principio di gestione che mantiene il letto della lesione in condizioni di umidità equilibrata, favorevoli alla riparazione.
Slough
Tessuto devitalizzato molle, di aspetto giallastro, che può aderire al letto della lesione.
NotaI contenuti hanno finalità formative e non sostituiscono la valutazione clinica del singolo caso né le indicazioni del medico e degli specialisti coinvolti. Le scelte assistenziali vanno sempre adattate alla persona e al contesto in cui si opera.
bibliografia
1 | World Union of Wound Healing Societies (WUWHS). Consensus Document. Wound exudate: effective assessment and management. Wounds International; 2019. https://woundsinternational.com/world-union-resources/wuwhs-consensus-document-wound-exudate-effective-assessment-and-management |
2 | Spear M. Wound exudate: the good, the bad, and the ugly. Plast Surg Nurs. 2012;32(2):77-79. https://doi.org/10.1097/PSN.0b013e318256d638 |
3 | Winter GD. Formation of the scab and the rate of epithelization of superficial wounds in the skin of the young domestic pig. Nature. 1962;193:293-294. https://doi.org/10.1038/193293a0 |
4 | Tickle J. Wound exudate assessment and management: a challenge for clinicians. Br J Nurs. 2015;24(Suppl 20):S38-S43. https://doi.org/10.12968/bjon.2015.24.Sup20.S38 |
5 | Bradley P. Wound exudate. Br J Community Nurs. 2018;23(Sup12):S28-S32. https://doi.org/10.12968/bjcn.2018.23.Sup12.S28 |
6 | Swanson T, Ousey K, Haesler E, et al. IWII Wound Infection in Clinical Practice consensus document: 2022 update. J Wound Care. 2022;31(Sup12):S10-S21. https://doi.org/10.12968/jowc.2022.31.Sup12.S10 |

